Star Wars: Gli Ultimi Jedi. Dalle Guerre Stellari alle Balle Spaziali

E dopo una lunga ed estenuante attesa è arrivato ieri nelle sale l’ottavo episodio di Star Wars: Gli Ultimi Jedi (Rian Johnson, 2017) – in originale The Last Jedi, che parrebbe essere singolare e quindi riferibile a un solo jedi, ma visto che questo è l’ultimo dei (nostri) problemi direi di passare oltre. Gli Ultimi Jedi è un blockbuster mastodontico, dall’impegnativa durata di 152 minuti, infarcito di effetti speciali, personaggi, location e accadimenti, capace di mettere a dura prova anche lo spettatore più affezionato, e non perché la corposità sia un ostacolo, ma perché ad essa non sembra stavolta corrispondere un peso specifico, quello che ci si aspetterebbe – a prescindere dal fatto che l’episodio funzioni o meno – da un film di Star Wars. Bisogna dirlo subito e forte, perché poi non resterà altro spazio per decantarne i pregi: Gli Ultimi Jedi é un episodio dal ritmo sincopato, divertente e in alcuni momenti visivamente potente. Ha, insomma, molto di quello che dovrebbe avere un episodio della nota saga. Purtroppo, per farlo volare veloce e leggero, qualcuno ha ben pensato di sgravarlo del tutto, svuotando completamente la fusoliera, togliendo la protezione alla cabina di pilotaggio, eliminando i posti a sedere, lasciando a terra il carburante e qualunque altro tipo di carico. Da fuori pare lo stesso velivolo di sempre, eppure dentro non c’è nulla che ne giustifichi il viaggio.

Gli Ultimi Jedi, più che in ogni altro comparto, possiede evidenti problemi di scrittura. Alcuni di ordine generale, come l’eccessivo schematismo dei personaggi, cui vengono sottratti i connotati distintivi – di funzione e caratterizzazione – minando così la possibilità sia di renderli unici e affidabili, sia di permettere loro un’evoluzione credibile. Tale schematismo, che in genere si riscontra in molte figure della saga, identificabili come flat characters, di solito non interessa i personaggi principali deputati a contrapporre le storyline e far “muovere” la Storia. A causa della mancata diversificazione, i personaggi de Gli Ultimi Jedi finiscono non solo per assomigliarsi un po’ tutti, ma anche per risultare più inattendibili che gustosamente imprevedibili. Condizione a maggior ragione inaccettabile se si considera che quella schematizzazione è attuata sulla base di pochi e irrilevanti tratti distintivi: una forza dichiarata ma perlopiù inespressa, una spiritosa spavalderia (da compagno di classe ripetente) e una buffa goffaggine anch’essa divertente – tratti, in genere, più stemperati per le figure femminili e più accentuati per le controparti maschili. Insomma, l’importante è che il personaggio, chiunque esso sia, buono o cattivo che sia, strappi una risata.

Di natura più specifica, invece, sono le rimodulazioni a carico dei saga main character, veri pilastri portanti di una mitologia, che se da un lato richiedono – quando proposta – una ri-calibratura di ruolo e funzioni che ne giustifichi il cambiamento, dall’altro necessitano di particolare attenzione poiché, essendo quelli più riconoscibili e maggiormente presenti in scena, non possono permettersi grossi stravolgimenti o downgrade. Nel nuovo episodio di Star Wars, invece, alla fine non sembrano più esserci grosse differenze tra vecchi e nuovi personaggi, tra Rey e Finn, tra Luke Skywalker e Poe Dameron, tra Kylo Ren e il generale Hux, tra Leia e il vice ammiraglio Holdo. Tant’è che quando si fa fatica a cogliere le intenzioni di Kylo Ren e Rey – se sarà il primo a passare al lato chiaro o la seconda al lato oscuro della forza – non è perché le loro identità combattute e i percorsi tormentati siano stati preventivamente ed efficacemente delineati, ma perché non si sa bene chi sia l’uno e chi l’altra (anche se fino all’episodio precedente le cose sembravano tanto semplici quanto piuttosto chiare e con buona pace di Adam Driver che resta il miglior investimento della Walt Disney Company). A tali condizioni tutti possono fare praticamente tutto, solo che se sono Rey e Kylo a farlo, che all’attivo hanno un unico episodio, si può pure tollerare – anche se l’occasione per uscire dall’impasse, facendoli alleare, sposare, rottamare tutto e creare un nuovo impero, gli autori se la sono lasciata inopportunamente scappare – mentre se a farlo è Luke Skywalker, che praticamente lo si conosce più di un parente stretto, i conti non tornano.

Un ulteriore problema di scrittura riguarda il registro. Il registro di Star Wars è quello avventuroso, arricchito da una “drammatizzazione epica” e stemperato da una “sdrammatizzazione comica”. Tradizionalmente quest’ultima era affidata a un gruppo sparuto di personaggi: il “sardonico” (Han Solo), il “giullare” (C-3PO), il “tenerone” (Chewbacca e il bestiario). Si trattava di una comicità scanzonata, fugace, dosatissima, che mai superava i limiti imposti dal genere di riferimento, l’avventura appunto. Ne Gli Ultimi Jedi il dramma, che con la sua sommaria eliminazione ha anche privato l’episodio dell’epica, è stato sostituito in blocco da una comicità generalizzata di stampo farsesco estesa a tutto e tutti. Il risultato è una commedia d’avventura dai tratti demenziali che più che a Guerre Stellari tende pericolosamente a Balle Spaziali (Mel Brooks, 1987).

Le soluzioni di sceneggiatura legate alla concatenazione degli eventi sono, anch’esse, piuttosto discutibili. In generale il plot funziona, anche perché è basato su quello collaudatissimo de L’Impero Colpisce Ancora (Irvin Kershner, 1980), di cui Gli Ultimi Jedi è una sorta di parodia, mentre i raccordi narrativi sembrano mancare di concausalità, di coesione ideologica ed emotiva, anche a causa della debolezza dei personaggi cui si accennava in precedenza. Ogni blocco narrativo, non potendo far leva su moventi di rivalsa, vendetta o speranza – che sono input provenienti e gestiti dai personaggi – è quasi sempre anticipato da una gag, spesso inframmezzato da una gag e talvolta chiuso con una gag. Sdrammatizzazione a tutti i livelli. Il risultato è quello di un film dall’andamento singhiozzante, approssimativo, che fila spedito solo quando mette in scena le rapide e musicate sequenze d’azione. Anche la frammentazione dei blocchi narrativi (come ad esempio l’allenamento jedi affrontato da Rey) appare piuttosto debole, e non tanto per il numero di frammenti scelti per comporre le singole storyline, quanto per la mole di contenuto che queste comunicano allo spettatore. Al loro interno si trova meno di quello che divulgherebbe una semplice descrizione verbale (oltre gli immancabili siparietti comici), mentre l’ensemble visivo dedicato è chiamato ad assolvere solo una sponsorizzazione del merchandise. In soldoni, non succede nulla di rilevante, per cui anche la durata totale appare del tutto ingiustificata. Per queste ragioni la sceneggiatura non può che essere considerata disastrosa e fondamentalmente colpevole di aver corroso Star Wars fino al suo nucleo, intaccando una mitologia che, nonostante l’età, aveva resistito nel tempo.

Per quanto riguarda la regia non si rilevano particolari problematicità, se non per il fatto che, a causa di una siffatta sceneggiatura, attenta più anche altro ad approntare gag e product placement, la scala dei piani risulti privilegiata rispetto a quella dei campi, con un’attenzione maniacale ai dettagli e ai primissimi piani, togliendo respiro all’episodio. La relativa e sostanziale rinuncia a contemplare gli ambienti attraverso i campi lunghi e lunghissimi e a una fotografia che arricchisca l’universo fisico della saga (se non nelle fascinose scene di battaglia) sembra tradire ciò che Star Wars, da un quarantennio a questa parte, riesce armoniosamente a trattenere e liberare, a sopprimere e imprimere in e tra le cose: la forza. Che la forza torni!

6 Commenti su Star Wars: Gli Ultimi Jedi. Dalle Guerre Stellari alle Balle Spaziali

  1. NG
    17 Dicembre 2017 at 0:03 (3 anni ago)

    Splendida recensione. La migliore tra le tante lette da mercoledì scorso.

  2. Marienbad
    17 Dicembre 2017 at 15:25 (3 anni ago)

    Onorata!

  3. Darko
    24 Dicembre 2017 at 1:24 (3 anni ago)

    Marienbad non conoscevo il tuo blog. Ho letto finalmente un’analisi critica de gli ultimi jedi, con particolare attenzione alla scrittura che anche io ho trovato imbarazzante nel registro e nel plot.
    Braverrima, di queste analisi ha bisogno il cinema.

    D’

  4. Marienbad
    24 Dicembre 2017 at 10:32 (3 anni ago)

    E’ un minuscolo blog, che uso più che altro come raccoglitore di pezzi scritti altrove e che non pubblicizzo più di tanto . Qualche volta “sfogo” qualche pensiero direttamente qui. Piacere di averti intrattenuto 😉

  5. Dark0
    24 Dicembre 2017 at 11:56 (3 anni ago)

    Be, tu sei modesta e dici “piccolo”, ma dopo aver commentato ieri, ho letto altre tue recensioni e hai confermato quell’attenzione che ho riscontrato nelle tue analisi.
    Aspetto la prossima.
    (Aspettative alte, dunque )

    D’

  6. Marienbad
    24 Dicembre 2017 at 12:13 (3 anni ago)

    Ti ringrazio molto. Alla prossima allora!